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Tipi di Yoga: La Via per Incontrare la Tua Unicità
Quando si muovono i primi passi, spesso si viene travolti da una terminologia sanscrita che alimenta la sensazione di inadeguatezza e il dualismo tra “io non sono capace” e “gli altri sì”. Questo è il primo bias cognitivo da disinnescare. Lo Yoga, nel suo senso più puro (quello di “unione” o stato meditativo), non è mai una performance; è un invito a incontrarsi nel qui e ora attraverso la disciplina del corpo.
La scelta del “tipo” di Yoga non è un giudizio sulla tua preparazione, ma l’individuazione dello strumento più adatto a riportare la tua attenzione al presente e a superare la trappola del pilota automatico. Ogni stile è un sentiero diverso verso lo stesso fine: la consapevolezza.
Se sei un principiante, la vastità degli approcci può confondere. Ecco una bussola per conoscere i tipi di yoga per principianti e orientarti tra le principali tipologie di Yoga, inquadrandole come strumenti per la connessione mente-corpo.
Hatha Yoga: L’Equilibrio Tra Forza e Gentilezza
Se stai cercando il fondamento della pratica, lo Hatha Yoga è il punto di partenza ideale. È il “padre” di quasi tutti gli stili moderni e si concentra sull’allineamento e sulla tenuta degli asana (posizioni).
- Focus sul Dualismo: Hatha significa “Sforzo/Energetico/Ostinato” ma esiste anche un’interpretazione che ci porta al significato “Sole (Ha) e Luna (Tha)”. È l’unione degli opposti (forza e rilassamento, attività e passività). La sua essenza è superare il dualismo energetico.
- Azione sul Pilota Automatico: La lentezza e la precisione della tenuta ti costringono a una piena presenza e osservazione, rendendo difficile al pilota automatico di scappare.
- Per chi è: Perfetto per chi ha bisogno di radicamento, di sviluppare l’ascolto del corpo e per chi è agli inizi.
Vinyasa Yoga: Il Flusso tra Respiro e Movimento
Il Vinyasa Yoga è un approccio dinamico in cui il movimento è sincronizzato con il respiro (Pranayama). Non c’è stacco tra una posizione e l’altra, creando un “flusso” o una danza meditativa.
- Focus sul Dualismo: Il respiro (inspirazione/espirazione) diventa l’unico cardine della pratica, annullando la mente analitica nel ritmo.
- Azione sul Pilota Automatico: La continuità e il ritmo intenso, seppur faticoso, non lasciano spazio al rimuginio. La sfida fisica diventa lo strumento per radicarsi nel qui e ora.
Per chi è: Adatto a chi cerca una pratica energizzante e a chi trova difficile mantenere la concentrazione stando fermo.
Ashtanga Yoga: La Disciplina per Superare l’Inadeguatezza
L’Ashtanga Yoga è uno stile rigoroso che segue una sequenza fissa di asana. Richiede disciplina e costanza.
- Focus sul Dualismo: La ripetizione e la struttura fissa (la serie) eliminano la necessità di scegliere, permettendoti di concentrarti sull’incontro tra corpo e respiro, piuttosto che sull’esecuzione.
- Azione sui Bias Cognitivi: L’intensità della pratica porta inevitabilmente alla luce i pensieri di “non farcela” o “inadeguatezza”. L’obiettivo è osservare questi bias cognitivi senza giudizio e continuare a respirare.
Per chi è: Per chi ama la disciplina, cerca un profondo lavoro interiore e non teme la sfida fisica.
Come scegliere lo stile giusto per te?
Non esiste uno stile di yoga “migliore” in assoluto, ma esiste quello più adatto alle tue esigenze del momento. Se senti il bisogno di rallentare, gestire l’ansia e costruire basi solide, l’Hatha Yoga è il punto di partenza ideale. Se invece cerchi un’attività che metta alla prova la tua resistenza e ti aiuti a staccare la spina attraverso il movimento dinamico, il Vinyasa saprà conquistarti con la sua creatività. Per chi ha bisogno di disciplina, struttura e una sfida fisica intensa, l’Ashtanga è la scelta più indicata. Il consiglio migliore per un principiante? Prova almeno tre lezioni di stili diversi: il tuo corpo ti invierà segnali chiari quando troverai la pratica che ti fa sentire “a casa”.
Staticità: La Via di Patanjali
Se si segue il concetto di staticità enunciato negli “Aforismi sullo Yoga” di Patanjali, lo Hatha Yoga, fra i tre stili descritti è l’unico che garantisce quei benefici che anche la letteratura medico-scientifico approva, ovvero la ricerca di un rilassamento profondo ma anche allo stesso tempo dell’attivazione della risposta contrattile del muscolo per cui ci vogliono almeno 10 secondi per far sì che il cervello comprenda il tipo di lavoro da eseguire. Allo stesso tempo sono necessari almeno 20 secondi per creare quella connessione mente-corpo che garantisce una profonda connessione, comprensione e rilassamento del praticante.
